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trarrebbero nè li prodotti nè le tasse: ma che gl’isolani eziandio se gli vedevano oppugnare, erano per passare ai loro nemici. Fatto questo, gli Ateniesi determinarono, che Alcibiade fosse richiamato dal bando, nel quale egli era allora1.

Apprestava Alcibiade l’esercito contro i Siracusani, là dove era di molta selce e secca fra tutti due gli eserciti. Ora levatosi grandissimo vento, il quale soffiava dalle Spalle agli Ateniesi, e dalla fronte a nemici, acceso il fuoco nella selce, e portato il fumo ed il fuoco negli occhi dei Siracusani, fu cagione che subito si posero in fuga.

Alcibiade fuggendo Tiribazo , nè essendovi più che una sola via, se Alcibiade si fermava, Tiribazo non

  1. Nulla meglio che una scena delle Rane di Aristofane ci può far conoscere le disposizioni del pubblico ateniese a riguardo di Alcibiade. Bacco prende consiglio da Euripide ed Eschilo sul modo di diportarsi secolui. Bacco... Perchè Atene libera da suoi mali, più non pensi che a tranquillarsi, meco verrà chi di voi saprà darmi risposte più giuste e prudenti. Cosa voi dunque pensate primieramente sul conto di Alcibiade, di cui la repubblica querelasi non meno al certo che una donna presa dalli dolori del parto. Eschilo. Come è disposta, prima di tutto, a suo riguardo la repubblica? Ella lo abberre, e nulla meno il desidera qual ente a lei necessario. Che ne dite? Euripide. Odio ogni cittadino tardo a soccorrere la sua patria, e pronto a nuocerle; facondo in ritrovati a se stesso giovevoli, e sterile in consigli per lei. Bacco. Benissimo in vero. E tu? Eschilo. Non bisogna allevare un leone nella città; ma tosto che sia allevato e cresciuto in essa, giustizia vuole di soggiacere alli suoi danni. Bacco. In mia fè, non so decidere chi di voi meglio ragionasse. Furono sagge le parole dell'uno, chiare l’espressioni dell’altro