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Io, donne mie care, voglio raccontarvi un caso, non da burla, ma da dovero a’ giorni nostri avenuto ad un povero fratuncello, non senza però suo grave danno. Il qual, partitosi da Cologna per andare à Ferrara, passò l’Abbadia e il Polesine di Rovigo, ed entrato nel territorio del Duca di Ferrara, fu sopraggiunto dalla buia notte. E quantunque la luna splendesse, nondimeno per esser giovanetto, solo e in altrui paese, temeva di non esser morto o da masnadieri, o da silvestri animali. Non sapendo il poverello dove gire e trovandosi senza pecunia, vidde un certo cortile discosto alquanto dagli altri; ed entratovi dentro senza che da alcuno fosse veduto nè sentito, se n’andò al pagliaio, a coste il quale era una scala appoggiata, e salito sopra, meglio che puotè per riposare quella notte s’acconciò. Appena il fraticello era coricato per dormire, che sopraggiunse uno attilato giovane, il quale aveva nella man destra la spada e nella man sinistra la rotella, e cominciò pianamente cifolare. Il fraticello, sentendo cifolare, pensò di essere scoperto e per timore quasi tutti i capegli addosso se gli arricciarono; e pieno di paura molto cheto si stava. Il giovane armato era il prete di quella villa, il quale era d’amor acceso della moglie del patrone di quella casa. Stando adunque il fraticello non senza grandissimo spavento, ecco uscir di casa una donna in camiscia ritondetta e fresca e venirsene verso il pagliaio, la qual tantosto che il prete vide, posta giù la spada, e la rotella, corse ad abbracciarla e basciarla e altresì ella lui, e postisi ambidue appresso il pagliaio, e coricatisi in terra, il prete prese quella cosa che l’uomo ha: ed alzatale la camiscia, tostamente nel solco per ciò fatto la mise. Il fraticello, che era di sopra e vedeva il tutto, s’assicurò, pensando che il prete non era ivi