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mente compiuto il degno e laudevole ufficio, volse nello armaio entrare; ma il Re, che intentamente avea veduto il tutto, le fu presto alle spalle, e prese la per mano; e, vedutala bella e fresca come un giglio, le dimandò chi ella era. La giovane tutta tremante disse che era unica figliuola di un Prencipe, il cui nome non sapeva per esser già molto tempo ne l’armaio nascosa; ma la cagione di ciò dirle non volse. Il Re, inteso il tutto, con consentimento della madre in moglie la prese, e con essa lei generò duo figliuoli. Tebaldo, continovando nel suo malvagio e perfido volere, non trovando la figliuola che più giorni cercata e ricercata aveva, s’imaginò che nello armaio venduto nascosa si fusse, e, uscitane fuori, andare per lo mondo errando. Laonde, vinto dall’ira e dal sdegno, deliberò provar sua ventura, se in luoco alcuno trovare la potesse. E, vestitosi da mercatante e prese molte gioie e lavorieri tutti d’oro a maraviglia lavorati, da Salerno isconosciuto si partì; e, scorrendo per diversi paesi, s’abbattè in colui che prima l’armaio comperato aveva, e dimandollo se di quello era riuscito in bene, ed alle mani di chi era pervenuto. A cui il mercatante rispose averlo venduto al Re d’Inghilterra, e averne guadagnato altrettanto di quello che gli era costo. Il che intendendo, Tebaldo si rallegrò, e verso Inghilterra prese il cammino; e, aggiunto, ed entrato nella città regale, pose per ordine alle mura del palagio le gioie e lavorieri, tra’ quai erano fusi e rocche, e gridare incominciò: Fusi e rocche, donne! Il che udendo una delle damigelle alla finestra si puose; e, veduto ch’ella ebbe il mercatante con le care robbe, corse alla Reina, e dissele che per la strada era uno mercatante con rocche e fusi d’oro, i più belli ed i più ricchi che si vedessero giammai. La Reina comandò che su in palagio venire lo facesse; ed egli, asceso sopra