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lungo sino a’ piedi ed una stola bianca tutta ricamata d’oro, e portossela a casa. Dopo, presi certi cartoni grandi e sodi, fece due ali di vari colori dipinte ed un diadema che alluminava l’aria d’intorno. E, sopraggiunta la sera, con le sopradette cose uscì fuori della città ed andossene a quella villa dove abitava pre Severino; ed ivi si nascose dietro una macchia di pungenti spine, e tanto vi stette che venne l’aurora. Laonde Cassandrino, cacciatosi in dosso il camice sacerdotale e messasi la stola al collo e lo diadema in capo e le ali alle spalle, si appiattò, e cheto stette sino a tanto che venne il prete a sonar l’Ave Maria. Appena che Cassandrino si era vestito e appiattato, che pre Severino col cherichetto giunse all’uscio della chiesa; e, entratovi dentro, lo lasciò aperto, ed andossene a far li suoi servigi. Cassandrino, che stava attento e vedeva l’uscio della chiesa aperto, mentre che il prete sonava l’Ave Maria, uscì della macchia e chetamente entrò in chiesa; e, accostatosi al cantone d’un altare e stando dritto in piedi con un saccone che con ambe le mani teneva, cominciò con umile e bassa voce così dire: Chi vuol andare in gloria, entri nel sacco; chi vuol andare in gloria, entri nel sacco. Continovando Cassandrino in tal maniera le sue parole, ecco che il cherichetto uscì fuori di sacrestia; e, veduto lo camice bianco come neve e lo diadema che risplendeva come il sole e le ali che parevano penne di pavone, ed udita la voce, molto si smarrì; ma, rinvenuto alquanto, ritornò al prete e disseli: Messere, non ho io veduto l’angiolo del cielo con un sacco in mano, il qual dice: Chi vuol andar in gloria, entri nel sacco? Io vi voglio andare, messere. Il prete, che aveva poco sale in zucca, prestò fede alle parole del cherichetto; e, uscito fuori di sacrestia, vide l’angiolo parato ed udì le parole. Onde