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io non sii detto troppo pio nè troppo crudele, torrò la via di mezzo: e da me non sarai corporalmente punito, nè anche ti fia da me al tutto perdonato. Prendi adunque questo capestro che tu mi avevi avinchiato al collo, ed in ricompenso de’ miei beni, che tu desideravi avere, lo porterai teco, ricordandoti sempre di me e del tuo grave errore: stando da me sì lontano, che mai non possi più sentir nova di te. E così detto lo scacciò da sè, e mandollo in sua mal’ora; nè più di lui se intese novella alcuna. Ma Teodora, alle cui orecchie era già pervenuta la nova della liberazione di Salardo, se ne fuggì; e, andatasene in un monasterio di suore, dolorosamente finì la vita sua. Indi Salardo, persentita la morte di Teodora, sua moglie, chiese buona licenza dal Marchese, e da Monferrato si partì ed a Genova ritornò: dove lietamente lungo tempo visse, e per Dio dispensò la maggior parte de’ suoi beni, ritenendone tanti, quanti fussero bastevoli al viver suo.

Aveva la favola, da Lauretta raccontata, più volte mosse le compagne a lagrimare; ma poi che intesero Salardo esser liberato dalla forca, e Postumio vituperevolmente cacciato, e Teodora miseramente morta, si rallegrarono molto, e resero le debite grazie a Dio che da morte l’avea campato. La Signora, che attentamente ascoltata aveva la pietosa favola e quasi ancora da dolcezza piangeva, disse: Se queste altre donzelle nel narrar le loro favole se porteranno sì valorosamente come ha fatto la piacevole Lauretta, ciascheduna di noi si potrà agevolmente contentare — ; e senza dir altro, nè aspettar altra risposta, le comandò che ’l suo enimma proponesse, acciò che l’ordine dato nella precedente sera si osservasse. Ed ella presta a suoi comandamenti con lieto viso così disse.