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settina con la stoppa lasciò alle figliuole, pregandole che dopo la morte sua pacificamente insieme vivessero. Le due sorelle, quantunque fussino povere de’ beni della fortuna, nondimeno erano ricche de’ beni dell’animo, ed in costumi non erano inferiori all’altre donne. Morta adunque la vecchiarella, e parimente sepolta, Cassandra, la qual era la sorella maggiore, prese una libra di quella stoppa, e con molta sollecitudine si puose a filare; e filata che fu, diede il filo ad Adamantina sua sorella minore, imponendole che lo portasse in piazza e lo vendesse, e del tratto di quello comprasse tanto pane: acciò che ambedue potessero delle sue fatiche la loro vita sostentare. Adamantina, tolto il filo e postolo sotto le braccia, se n’andò in piazza per venderlo secondo il comandamento di Cassandra; ma venuta la cagione e la opportunità, fece il contrario di quello era il voler suo e della sorella: perciò che s’abbattè in piazza in una vecchiarella che aveva in grembo una poavola, la più bella e la più ben formata che mai per l’adietro veduta si avesse. Laonde Adamantina, avendola veduta e considerata, di lei tanto se n’invaghì, che più di averla, che di vendere il filo pensava. Considerando adunque Adamantina sopra di ciò, e non sapendo che fare nè che dire per averla, pur deliberò di tentare sua fortuna, si a baratto la potesse avere. Ed accostatasi alla vecchia, disse: Madre mia, quando vi fusse in piacere, io baratterei volontieri con la poavola vostra il filo mio. La vecchiarella, vedendo la fanciulla bella, piacevole e tanto desiderosa della poavola, non volse contradirle; ma preso il filo, la poavola le appresentò. Adamantina, avuta la poavola, non si vide mai la più contenta; e tutta lieta e gioconda a casa se ne tornò. A cui la sorella Cassandra disse: Hai tu venduto il filo? — Sì, rispose Adamantina. — E dov’è il pane che hai comperato?