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sazione di adulterio commesso. Ma perchè il podestà non poteva condannarla, se prima non era osservato lo statuto, mandò per lei diligentemente essaminarla. Era in Atene un statuto in somma osservanza, che ciascheduna donna, di adulterio dal marito accusata, fusse posta a’ piedi della colonna rossa, sopra la quale giaceva un serpe; indi se le dava il giuramento, se fusse vero che l’adulterio avesse commesso. E giurato che ella aveva, erale di necessità che la mano in bocca del serpe ponesse; e se la donna il falso giurato aveva, subito il serpe la mano dal braccio le spiccava: altrimenti rimaneva illesa. Ippolito, che già aveva persentita la querela esser data in giudizio, e che il podestà aveva mandato per la donna che comparesse a far sua difesa, acciò che non incorresse ne i lacci della ignominiosa morte, incontanente da persona astuta e che desiderava camparle la morte, depose le sue vestimenta, e certi stracci da pazzo si mise indosso; e senza che d’alcuno fusse veduto, uscì di casa, ed al palagio come pazzo, se ne corse, facendo di continovo le maggior pazzie del mondo. Mentre che la sbirraglia del podestà menava la giovane al palagio, concorse tutta la città a vedere come la cosa riusciva; ed il pazzo, spingendo or questo or quello, si fece tanto innanzi, che puose le braccia al collo alla disconsolata donna, ed un saporoso bascio le diede: ed ella, che aveva le mani dietro avinte, dal bascio non si puote difendere. Giunta adunque che fu la giovane innanzi al giudizio, le disse il podestà: Filenia, come tu vedi, qui è messer Erminione tuo marito, e duolsi di te, che abbi commesso l’adulterio, e perciò addimanda ch’io secondo lo statuto ti punisca; e però tu giurerai se il peccato che ti oppone il tuo marito, è vero. La giovane, che a-