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prese una conca di rame non picciola, e a poco a poco dentro vi gettò la trita e minuzzata carne: componendola insieme con l’ossa e i nervi, non altrimenti che sogliono fare le donne un pastone di fermentata pasta. Impastata che fu la minuzzata carne, e ben unita con le trite ossa e i nervi, la donna fece una imagine molto superba, e quella con l’ampolla dell’acqua della vita spruzzò; e incontanente il giovane, da morte a vita risuscitato, più bello e più leggiadro che prima divenne. Il Soldano, già invecchiato, veduta la maravigliosa prova e lo miracolo grande, tutto attonito e stupefatto rimase; e desideroso molto di ringiovenirsi, pregò la damigella che sì come ella fatto aveva al giovane, così ancora a lui far dovesse. La damigella, non molto lenta ad ubidire il comandamento del Soldano, prese l’acuto coltello che del giovenil sangue era bagnato ancora: e postali la mano sinistra sopra il cavezzo, e quello forte tenendo, nel petto un mortal colpo li diede; indi gettollo giù d’una finestra dentro una fossa delle profonde mura del palazzo, e in vece di ringiovenirlo come il giovanetto, lo fece cibo de’ cani: e così il misero vecchio finì la vita sua. La damigella, onorata e temuta da tutti per la maravigliosa opera, e inteso il giovane esser figliuolo di Dalfreno Re di Tunisi, e Livoretto veramente chiamarsi, scrisse al vecchio padre, dandoli notizia dell’avenuto caso nella persona sua, pregandolo instantissimamente che alle nozze al tutto si dovesse trasferire. Dalfreno, intesa la felice nuova del figliuolo, del quale mai più non aveva avuta notizia alcuna, ebbe grandissima allegrezza; e messosi in punto, al Cairo se n’andò: dove da tutta la città onorevolmente fu ricevuto, e fra pochi giorni con sodisfacimento di tutto il popolo fu Bellisandra da Livoretto sposata. E sua legittima sposa