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“No, diss’ella, non posso sopportare ciò più a lungo. Ritorno con voi a casa, cugino Guglielmo.

— Sopportar che? domandò sorpreso Guglielmo.„

Maria era ita in cerca del cappello. Ritornò, prese il braccio, e s’avvio con lui verso la casa paterna.

“Voi m’avete consigliata d’esser sempre franca, mio cugino, disse Maria. Debbo e voglio esserlo. Vi dirò adunque ogni cosa, sebbene, oso dirlo, non affatto conforme alle regole.

— Tutto... che? domando Guglielmo.

— Cugino, disse Maria, senza por mente alle sue parole io fui oggi afflitta assai.

— Me ne accorsi, Maria?

— Ebbene, ciò è penoso, continuò ella, sebbene anzi tutto, noi non possiamo sperare d’essere perfetti da tutto il mondo... Ma non trovo conveniente, che non ne abbiate fatto motto con me.

— Ma di che cosa, Maria?„

In questo mentre giunsero ad una risvolta che faceva la via trasversando un boschetto. Quel luogo fronzuto, reso vago dalla verzura, era animato dal dolce mormorio d’un ruscelletto. Sull’orlo del lieve pendio, un vecchio tronco d’albero rovesciato offeriva comodo sedile, su cui brillavano in piccole macchie i raggi di luna, che vi cadevano dopo avere attraversato il verde fogliame.

Quel luogo era delizioso, e Maria vi si soffermò, sedendovi quasi a raccogliere i suoi pensieri. Dopo aver colto un ramicello flessibile, e giuocato un’istante coll’acqua, cominciò:

“Primieramente, cugino mio, è naturalissimo che