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IL PICCOLO EDOARDO




Chi di voi nacque nella Nuova Inghilterra, nel bel tempo antico, nel tempo avventurato in cui si frequentava la dottrina, la chiesa, e la scuola? Se avvi alcuno avrà potuto vedere mio zio Abele, il più retto, più saggio, il più sincero ed il più leale, di tutte le brave persone che giammai abbiano lavorato durante sei giorni, e si sieno riposati il settimo. Voi vi rammentate la sua severa fisonomia, affaticato dalle tempeste della vita e di cui ogni tratto sembrava impresso con penna di ferro, o punta di diamante. I suoi occhi grigi così pendenti che nel riguardare le cose sembravano peritosi d’ogni smania indagatrice; la circospezione colla quale apriva e chiudeva la bocca; la premeditata convinzione con cui sedeva, o si alzava; infine la perfetta regolarità della sua vita e delle sue relazioni, che parevano sempre sotto l’influenza d’un comando militare:

— Mezzo giro a destra, avanti, marche. —

Se dalla rigidezza del suo esterno tutto geometrico,