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80 libro primo

superando anche in questa parte la memoria de’suoi predecessori che molte gran fabbriche con animo piii che regio cominciarono, ma niuna quasi ne finirono. Ed egli questa cominciò e finì, e con tanto splendore che Napoleone la scelse poi ad una delle sue residenze imperiali.

Il Parco e Mirafìori erano i luoghi in cui, dopo le fatiche dell’armi, solea ritrarsi Carlo Emmanuele i a udire e a scrivere versi e prose. Divisava di versi francesi col sire di Porcier, di versi italiani con Ludovico San Martino d’Agliè (autore ei medesimo d’un gentil poema intitolato l’Autunno), di storie con monsig. Giovanni Boterò, precettore de’ suoi figliuoli, e primo che desse moto a quella nuova scienza chiamata più modernamente statistica. E Carlo Emmanuele scrisse egli stesso versi italiani non cattivi, ed anche francesi e spagnuoli; e favole boschereccie, fra le quali La selva incantata e Le trasformazioni di mille fonti: cominciò una commedia francese ed un romanzo italiano ed un poema in ottava rima sopra le Stagioni. Boterò aveva cantato la Primavera: San Martino l’Autunno, Carlo Emmanuele i cantava dell’Inverno così:


Segue a questa stagion l’orrido verno,
Qual a più bella età mesta vecchiezza,
A contento dolor aspro ed interno,

Notte a giorno ripieno di chiarezza.