Pagina:Storia di torino v2 cibrario 1846.djvu/745


capo ottavo 741

molti anni conosciuta l’utilità; onde venne in Torino nel 1755, ed ebbe ricovero in poche camere dai padri di S. Filippo. Ma il re già dal 1753 avea pigliato informazioni sull’opera delle Rosine, onde un anno dopo donò a Rosa Govona le case che aveano appartenuto ai frati di S. Giovanni di Dio. La prima parola che avea detto Rosa alla prima fanciulla che avea raccolta era questa: Mangerai del lavoro delle tue mani. Questo fondamentale precetto fu allora ed è sempre osservato, contenendo ogni casa di Rosine una o più manifatture ed opificii, comprendendo l’intero lavorio dallo sbozzare della materia prima fino all’opera perfetta.

Corse poi Rosa varie provincie, ed a Novara,2 a Fossano, a Savigliano, a Saluzzo, a Chieri, a S. Damiano d’Asti fondò simili instituti che tutti dipendono da quello di Torino, come da casa madre, e con esso corrispondono.

Non mancò a Rosa, per affinarne la virtù, il fuoco delle tribolazioni. Aveva essa un’indole alquanto risentita e sollecita che la spingeva continuamente all’operare; credevasi d’avere una missione da Dio, ed avea fede nella sua missione, e si credeva obbligata a compirla. E come potea non averla vedendo i frutti che la Divina Provvidenza avea per ministero di lei quasi miracolosamente prodotti, di lei meschina fanciulla, che ricca non d’altro che di santo zelo pel servizio di Dio, bisognosa di protezione, s’era