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capo settimo 731

sostanza, e che per dargli mezzo di acquistarla onestamente, essendo allora vacante l’ufficio di guardasigilli, gli affidava la custodia de’ sigilli, e gliene lasciava i proventi. Stimò quanto valeano annualmente tali proventi, quanti anni si ricercavano per raggranellare un capitale di qualche riguardo; poi soggiunse: Non imaginatevi dopo ciò di diventare guardasigilli o gran cancelliere. Passato questo tempo, mio figlio vi darà un impiego di due migliaia di lire. Bogino molte volte s’era inchinato ed aveva aperto bocca per ringraziare il Re di tanta bontà. Ma questi gli avea sempre imposto silenzio. Continuò Sua Maestà dicendo, parergli conveniente che un ministro avesse casa in Torino; ricordarsi che Bogino aveva uno zio prete, che possedeva una casa, e che bisognava che lo zio cedesse la casa al nipote. Rispose Bogino che credeva che fosse intenzione dello zio di lasciargli, quando morisse, la casa. Non basta, non basta, disse il Re, voglio che ve la ceda subito; e suonato il campanello, mandò a chiamare il prete. Venne il medesimo, e il Re accarezzandolo gli disse: Voi avete un nipote che fa grande onore alla famiglia; io l’ho fatto primo consigliere di Stato e primo referendario, e mio figlio lo farà ministro. Ma conviene che anche i parenti facciano qualche cosa per lui. Voi sapete bene che vostro nipote non ha patrimonio. Vorrei che almeno si potesse dire che ha casa in Torino. Non intendiamo certamente che vi spogliate, come si