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capo quinto 703

sarebbe troppo gran peccato lasciare in dimenticanza, quella si è della principessa Giuseppina Teresa di Lorena Armagnac, avola dei Re, la quale, bellissima di sembianti, bellissima d’ingegno, dell’arti e delle lettere singolarmente si dilettava, e ai loro cultori altrettanto benigna porgevasi, men protettrice che amica, quanto suol fare il Re suo nipote; se non che morte troppo presto la giunse, e dopo molti mesi d’un morbo de’ più crudeli, la spense il 9 di febbraio 1797 alle 3 1ꞁ4 del mattino. Morì in età di quarantaquattro anni, assistita dal padre Germano, teatino, suo confessore, e dal teologo Tardi, vicario di corte, visitata del continuo, e con celesti parole confortata dalla venerabile regina Clotilde. Non volle essere imbalsamata, ma ordinò che il suo corpo fosse vestito del sacco delle Umiliate, fra le quali era descritta, e sepolto senza alcuna pompa allato a quello del marito.

Lo stile dell’antica corte, e probabilmente di molte corti era questo, che quando il male dell’augusto ammalato era disperatissimo, si pagava l’onorario de’ medici e chirurghi sì ordinarli che consulenti, primachè fosse passato di vita, e che da un fatto irrevocabile e funesto le loro fatiche fossero dichiarate infruttuose.2

Nella terza isola della via de’ Conciatori, a sinistra, la casa che ora appartiene ai conti di Costigliole apparteneva una volta al tesoriere Lagrange,