Pagina:Storia di torino v2 cibrario 1846.djvu/595


capo terzo 591

abbandonare il suo gregge; quando il papa lo chiamò altrove, deputandolo vicario apostolico del Mogol. Mentre s’allestiva a partire morì a Bassora nel 1751. Martire vien detto di pazienza e sì agevole di costumi, che gli stessi eretici lo accompagnarono al sepolcro e ne onorarono la memoria. — Arte preziosa e santa, insegnar coll’esempio agli infedeli ed ai dissidenti che l’intolleranza è vizio proprio di chi si trincera nell’errore, non di chi crede e parla e sparge il vero.

Dalmazzo Vasco di Mondovì, figliuolo del conte Carlo Francesco, nato nel 1675, fuggì dalla casa paterna al convento de’ Carmelitani, e pigliò l’abito nel 1691. Ne furono i genitori adirati e dolenti, ed avuto ricorso a Roma, ottennero che in sito appartato fosse dal Sant’Ufficio esaminata la vocazione di quel giovane. Dopo molte prove, riconosciutosi perseverante, potè il Vasco far la sua professione. Studiò a Torino, fu lettore, e sostenne tutti gli altri più rilevati ufficii dell’ordine. Nel 1727 venne eletto vescovo d’Alba. Resse quella diocesi fino all’anno 1749 in cui morì a’ 31 dicembre. Chiamavasi dopo la professione religiosa Carlo Francesco di S. Giovanni della Croce.

Finalmente uscì da questo convento di S ta Teresa, dopo d’esser stato per molti anni curato, il meritissimo vescovo presente di Cuneo, Monsignor Clemente Manzini di Sassello.