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capo primo 563

l’abbiam veduto nel recente esempio d’un assassino. Condannato questi centra le proprie e le altrui previsioni all’estremo supplizio, ma preparato già con un fervente dolore de’suoi peccali ad incontrare qualunque si fosse il suo destino, udita la sentenza rispose queste sole parole: La morte!... Io m’aspettava soltanto la galera perpetua. Pazienza.

Condotto in confortatorio, appena vide il suo confessore, gli annunziò ei medesimo con tutta tranquillità la novella fatale soggiungendo: Veramente mi dava qualche sospetto il vedere che i birri mi legavano con maggiori precauzioni dell’ordinario. Questo giovane di belle forme, di molto ingegno e di sufficiente istruzione si dimostrò gratissimo a tutti quei che lo confortavano, e diceva loro: I miei misfatti mi hanno condotto a questo passo; ho meritato, non una, ma cinquanta forche. Ho fatto il male, trattasi ora di espiarlo. Nulla di più naturale: spero che Dio mi userà misericordia. Tutto ciò diceva senza punto smarrirsi e senza esaltazione di fantasia riscaldata. Venuta la notte dormì più di quatlr’ore d’un sonno tranquillissimo; e avrebbe dormito di più se il campanello della prigione non lo svegliava, Passò la mattina in ferventi orazioni. Venuta l’ora salì sul carro, e giunto in capo alla via di Doragrossa, vedendo la gran calca di gente che l’ingombrava, disse al suo confessore. Chi crederebbe che di tanti che qui siamo il più contento son io? Agli spettatori diceva: Preghino