Pagina:Storia di torino v2 cibrario 1846.djvu/514

510 libro quarto

moria due giorni prima. Maria Giovanna Battista abbelliva d’una statua di bronzo dorato l’altar maggiore, aggiungeva alla vaga chiesuola le due cappelle laterali, ampliava il monastero, e un piccolo appartamento apparecchiava per se medesima e per quelle principesse che dopo lei volessero riparare di tempo in tempo in quel porto, a considerare al lume della fede quelle grandezze, quei scettri, quelle corone, quella potenza, quegli ori, quelle gemme che hanno, viste con occhio umano, così tenaci attrattive, e che un riflesso della grazia ci mostra essere splendide bolle di sapone, e non altro. Maria Giovanna Battista abbellì la chiesa e la piazza, aggiungendovi, nel 1718, la maestosa facciala di pietra sui disegni del cavaliere D. Filippo Juvara; e morendo sette anni dopo, volle fosse in Sta Cristina depositato il suo cuore (15 marzo 1725).8


Tra le monache le quali sotto la spiritual direzione de’ padri di Sta Teresa crebber la fama del monastero di Sta Cristina, rammenterò donna Margarita, figliuola del marchese Forni di Ferrara, prima figlia d’onore dell’infanta donna Maria di Savoia, la quale, dopo d’aver raccolto in Roma l’ultimo fiato della santa sua signora, venne a Torino e pigliò in Sta Cristina l’abito carmelitano il 17 giugno del 1657. Chiamossi in religione suor Anna Maria di S. Gioachino; e sebbene non vi durasse, vivendo fra continui patimenti, nemmeno undici anni, essendo morta il