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capo secondo 505

da Caravaggio. Il quadro dell’altar maggiore, mezzo sepolto dietro al trono su cui s’espone il Santissimo, e le file di candelieri che fanno ala al medesimo, e che rappresenta S. Carlo genuflesso innanzi alla Santissima Sindone sostenuta da due angioli, è del Morazzone (Pier Francesco Mazzucchelli).

Nella cappella di San Giuseppe, patronato dei Broglia, la tavola è dipinta da monsù Delfino, e v’ha il monumento colla statua di Francesco Maria Broglia, che, fatte le prime armi alla famosa scuola di Carlo Emmanuele i, passò in Francia, e salì ad alti onori, e nel 1656, posto l’assedio a Valenza, nel riconoscer la piazza fu da una palla nemica trafitto. L’iscrizione lunga ed ampollosa è d’Emmanuele Tesauro, il quale ebbe per lunghi anni il privilegio degli epitafii pe’ morti illustri, e d’ogni altro genere d’iscrizioni; e sebbene ne ignorasse il verace magistero, che niuno trovò prima di Morcelli e Vernazza, tuttavia adoperò lingua assai buona, e in fatto di stile, tra il luccicar delle false gemme si riconosce anche lo splendor delle buone, perchè non si può negare che il Tesauro fosse potente d’ingegno e d’imaginazione. Le sue iscrizioni sono stampate, e ve ne hanno più edizioni.3 Morì il 26 febbraio 1675.

Una breve iscrizione che si legge in un angolo del sepolcro del Broglia ci avverte che architetto e scultore di questa cappella e di quella del Crocifisso, che le sta di fronte, è Tommaso Carlone di Lugano.4

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