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capo secondo 339

La tavola dell’altare a destra è dello Scolti di Milano. Quella dell’altare a sinistra, d’Antonio Milocco. Sono da vedersi nella sacristia belle statue in legno di Clemente, parte delle macelline che si portavano nella solenne processione che una volta vi si faceva in uno de’ tre giorni di Pasqua, e di cui si può vedere la curiosa descrizione nella Guida di Torino nel 1753.

Tutte le macchine alludevano al gran mistero di cui si celebrava la commemorazione.

La basilica magistrale è stata in questi ultimi anni decorata di nobile facciata in pietra, di stile severo e maestoso, disegno del celebre architetto cavaliere Mosca. La cupola fu ristaurata e coperta di piombo. Nel sito ora occupato dalla piazza delle frutta, a mano manca di chi esce, sorgeva presso la porta a cui dava il nome da tempi antichissimi la chiesetta parrocchiale di San Michele, dipendente dalla famosa badia di San Michele della Chiusa; un monaco della Chiusa n’era priore. Una confraternita chiamata pure di San Michele si valea di quella chiesuola ad uso d’oratorio. Ma pare che oltre all’essere angusta, sia stata scandalosamente negletta dagli abati di San Michele.

Nella visita dell’arcivescovo Cesare Cibo del 1551, questa chiesa era mezza scoperta: non vi si conservava l’eucaristia; non v’era fonte battesimale. Non