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320 libro terzo


Il conte di Druent era uomo fantastico ed assoluto nelle sue voglie e di duro imperio. Aveva una unica figliuola erede di grande sostanza, volle cercarle un genero a modo suo, e contro all’uso comune domandò per lei la mano del marchese Falletti di Castagnole, che faceva ancora come gli altri Falletti quella vita di castello, che una volta prediligevano le schiatte antiche e potenti, perchè vi trovavano l’ossequio e l’obbedienza che nelle città non poteano più sperare. Piacesse o non piacesse alla figliuola, questa lo dovea sposare; fu conchiuso il matrimonio. Per somma, non so se ventura o sventura, i due giovanetti sposi si piacquero, s’amarono.

Le nozze furono celebrate con gran pompa, si die un ballo a cui intervenne il sovrano col meglio della corte. La sposa aveva al collo una collana di perle di ricchissimo pregio, imprestatale, secondo l’usanza, da Anna d’Orleans, duchessa di Savoia; quando, mentre più fervea la danza, lo scalone con infausto augurio precipitò. Niuno perì, ma lo spavento fu grande, si trovarono mezzi di fuga e in breve il palazzo fu sgombro. Intanto scompiglio la collana di perle andò smarrita, ma si rinvenne all’indomani sotto le macerie della scala.

La sposa, che per una stolida e fatale contraddizione, monsù di Druent non lasciava più coabitar col marito di cui era innamorata, perì miseramente nel fior degli anni addì 24 di febbraio del 1701.2