Pagina:Storia di torino v2 cibrario 1846.djvu/302

298 libro terzo


Nella chiesa di Sant’Andrea e nella cappella della Consolala si scostò egli per altro dall’ordinaria sua maniera, e questi due nobili edifìzi sono certamente una delle sue meno affaticate e più semplici composizioni.

Di forma ovale, alta, grandiosa è la chiesa di Sant’Andrea, aperta all’intorno per otto grandi archi. Quello che sta a levante contiene l’altar maggiore, dietro e sopra il quale in alto è il coro de’ monaci. Di faccia all’altar maggiore è la porta d’ingresso a ponente, ornata di stipiti di granito dalla pietà di S. E. Reverendissima monsignor Luigi Fransoni, nostro arcivescovo.13 A mezzodì, dal qual lato propriamente è la facciata del Santuario, s’apre un’altra porta d’ingresso; e di fronte alla medesima il quarto di essi grandi archi lascia vedere la cappella della Consolata, a cui si sale per alcuni gradini, e che una elegante cancellata di ferro, dono del marchese Tancredi Falletti di Barolo, di pia memoria, divide dalla chiesa.

I quattro archi restanti contengono altrettante cappelle, le quali s’intitolano di S. Bernardo, di S. Valerico (di patronato delta citta), di Sant’Anna e del Crocifisso (un tempo patronato dei Morozzo che vi aveano i loro sepolcri).

Fra un arco e l’altro s’alzano pilastri binati d’ordine corintio. Le dorature tanto d’essa chiesa che della cappella vennero tutte rinnovate nel 1836 per cura degli Oblati di Maria Vergine, nella quale