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capo settimo 263

nostra storia, di cui esplorò con somma cura e coscienza i documenti, sebbene non sapesse vantaggiarsene convenientemente, sia per essere l’arte critica a’ suoi tempi ancor bambina, e sia perchè egli era scrittor troppo corrivo, ed infarinato di quella pedanteria belleletteristica de’ cinquecentisti tutti intesi a covare e leccar frasi. Morì di 75 anni il 18 d’aprile 1582. L’iscrizione ostata trasportata allato alla porta grande,6 ov’è pur quella d’Antonio Lobetto, professore di medicina nell’università di Torino ed archiatro di Carlo Emmanuele, il quale morì nel 1602 e fu sepolto presso l’altare del beato Amedeo. Era nato a Racconigi. Scrisse un trattato sulle febbri intermittenti. Nell’università di Torino era almansorista; vale a dir che leggeva la pratica medica dell’arabo Al-Mansour.

Vicino all’ultimo pilastro del coro dalla parte del vangelo è memoria del deposito del beato Pietro Cambiano di Ruffia.

Dopo l’iscrizione che rammenta come là giace il corpo del beato Pietro di Ruffia dell’ordine de’ Predicatori, inquisitor di Torino, che morì per la fede cattolica a Susa, vedesi la data del 1516, la quale è data del collocamento del corpo in quel sito e non della morte. Perchè Pietro di Ruffia fu ucciso ne’ chiostri di San Francesco di Susa nel 1365.

Nel mese d’aprile del 1625 facendosi qualche