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capo settimo 255


Aprivansi esse nel mastio delle fortezze, nelle torri, ne’ sotterranei, sotto ai fossi dei castelli, e portavan nomi che, ora pareano fatti per dileggio de’ rinchiusi, ora ricordavano la posizione della prigione, ora l’antica destinazion della stanza.

Nel castello di Miolans, che fu, come il forte di Ceva, prigion di stato a’ tempi di Vittorio Amedeo ii, due prigioni poste in alto, chiamavansi Paradiso; due altre Speranza, una Tesoro, una Purgatorio. Il carcere inferiore umido, Inferno.

A Miraboc i rei di morte si ponevano in una cisterna, dove, scriveva il comandante, non panno vivere più di 15 giorni!!

Le prigioni del forte di Ceva chiamavansi Saviezza, Speranza, Costanza, Pazienza e Penitenza.

A Bard v’era una camera chiamata l’Olla, scavata nella rócca fatta a guisa di pozzo, dove penetrava qualche poco d’acqua ne’ tempi piovosi, e con una corda oppure scala a mano si calavano i prigionieri.

Nel castello d’Acqui le carceri avean nomi meno agevoli a comprendersi. L’una era detta la Dormia, l’altra Scamuzzone. Ma torniamo a più liete memorie.

Nell’isola che segue a diritta è un bel palazzo de’ conti Solaro della Chiusa, che ora appartiene a Sua Eccellenza il conte Solaro della Margarita, ministro e primo segretario di Stato per gli affari esteri. Bello, dico, non per ornamenti esteriori, ma per l’interna eleganza. Fu restaurato dal conte Alfieri. In