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246 libro secondo


Nel 1600 i due magistrati furono trasferiti nel palagio che una volta apparteneva a monsignor di Racconigi.

Vittorio Amedeo ii volendo che i supremi amministratori della giustizia avesser degna sede, commise al Juvara la formazion d’un progetto, per cui la metà dell’isolato non consecrata alle carceri si convertisse in un maestoso palagio destinato a quest’uso. L’appalto dei lavori fu pubblicato il 18 maggio 1720. Giacomo Bello ne fu deliberatario. Si cominciò a murare e si terminò l’ala di levante. Ma in parte le guerre, in parte la trascuratezza de’ ministri regi, fecero interromper l’opera, e intanto a mala pena nel fabbricato già eretto, poteva allogarsi il magistrato della Regia Camera col suo copioso ed importante archivio.

Nel 1748 Carlo Emmanuele iii spedito da’ suoi guerrieri trionfi, più sanamente imaginava che le carceri dovessero esser tolte da quel sito centrale e trasferite in un angolo della città (via de’ Fornelletti), e che l’intero isolato, mutato in pubblico edilìzio, raccogliesse tutti i magistrati e tribunali della capitale. Il conte Benedetto Alfieri ne stese uno stupendo progetto, sostituendo nella facciata all’ordine dorico l’elegante Jonico Scamozziano. Se questo progetto fosse stato eseguito, niuna città potrebbe vantare ugual monumento, ma i lavori appena cominciali furono di nuovo interrotti.