Pagina:Storia di torino v2 cibrario 1846.djvu/101


capo quinto 97


Fervente nella divozione a questo Santuario, era anche il celebre principe Tommaso, e più ancora Emmanuele Filiberto figliuolo di lui, che per molti anni, sino al fine della sua innocentissima vita, non lasciò quasi passar giorno, che solo od accompagnato dalla principessa Maria Catterina d’Este sua consorte, non andasse a prostrarsi a pie della Vergine propiziatrice.18

Prima che nel 1829, per le cure e per la liberalità del fu marchese Tancredi Falletti di Barolo, di chiara memoria, si aprisse il Campo Santo, due cimiteri, uno al nord, l’altro al levante della città presso al Po, accoglieano le spoglie mortali de’ Torinesi. Già fin dal 1736, si trattava ne’ consigli del re Carlo Emmanuele iii, di vietare l’inumazion nelle chiese, e di fondar cimiteri suburbani, ma per gli impedimenti, che sempre incontrano i pensieri più salutari, l’esecuzione ne fu ritardata sino al 1777, nel qual anno, sui disegni del conte Francesco Dellala di Beinasco, si cominciarono il cimitero di S. Pietro in vincoli presso al borgo di Dora, e quello di S. Lazzaro, o della Rocca, presso al Po: ambedue erano della medesima forma, quadrati, con portici da tre lati, in fondo la chiesa, e in mezzo un cortile, co’ pozzi de’ sepolcri comuni, in cui si accalcavano bare e cadaveri l’uno addosso all’altro, laddove i sepolcri particolari trovavansi nel sotterraneo che girava sotto al portico.

Vol. II 13