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capo terzo 35

così virtuosamente combatterono che uccisero il con­sole Attilio. Ma oppressi dalle falangi Romane, i Galli furono compiutamente sconfitti. Uno dei due re che li guidavano, Aneroesto, s’uccise di propria mano. L’altro, Congolitano, ornò il trionfo del vincitore. L’anno seguente i Romani continuarono la guerra contra i Galli ed i Liguri. Il console Caio Flaminio Nipote li sconfisse. Nel 221 Cornelio Scipione Calvo e Marco Claudio Marcello si movono contra gl’In­subri. Marcello uccide di sua mano presso Castidio il re Viridomaro, e ne consacra le spoglie a Giove Feretrio; gli avanzi dell’esercito nemico si ritirano a Milano. Milano e tutta l’Insubria è ben presto costretta d’obbedir ai Romani; seguitano quell’esempio i paesi posti tra il Ticino e l’Alpi, e non rimangono ai Galli che alcune gole alpine, a superar le quali s’esercitò ancora lungo tempo la virtù ro­mana.1 Per tal guisa nell’anno 221 prima di G. C. la civiltà trionfò in Italia definitivamente della bar­barie. I Tavrini divennero amici e fedeli di Roma dopo di esserne stati sì gran tempo nemici.