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316 libro quarto


Morto Francesco i nel 1547, gli succedette il re Arrigo ii, il quale nell’anno seguente, nel mese d’agosto, venne a Torino, e vi dimorò dieci giorni.

Ne’ dodici anni che seguitarono, fino alla pace di Cateau Cambresì, niun successo degno di particolar memoria accadde nella città di Torino, ver la quale i viceré francesi che vi risiedeano, desiderosi di con­servarla, si dimostravano piuttosto benigni, dai mali in fuori che le guerre traggono seco, e che allora erano per la poca disciplina de’ soldati assai più gravi.

Era morto frattanto miseramente ed infelicemente, come era vissuto, nella prima ora del giorno 17 d’a­gosto 1553 in Vercelli Carlo il Buono. Ma l’esercito di Carlo Quinto contava, tra i più valorosi suoi capitani l’unico figliuolo di lui, Emmanuele Filiberto, il quale, educato alla scuola della sventura, tanto profittevole a tutti, ma più ancora ai principi, ridusse a tale estremo la fortuna di Francia alla battaglia di S. Quin­tino, combattuta il giorno di S. Lorenzo del 1557, che da quel momento la ristaurazione della monarchia di Savoia, sperata tante volte da Carlo iii che le­niva con quella imagine le presenti miserie, cessò d’essere un sogno.

In aprile del 1559 la pace di Castel Cambresì, restituì gli Stali aviti al duca Emmanuele Filiberto. Ma Torino fu una delle cinque piazze che i Francesi doveano conservare in Piemonte, finché dal matri­monio del duca di Savoia con madama Margarita,