Pagina:Storia di torino v1 cibrario 1846.djvu/291


capo terzo 283

giustificarla; sia col levarsi in armi contro di lui, sia colle malvagità e crudeltà d’ogni sorta, da lui e dalle sue genti di ventura che avea accozzate, com­ messe nelle loro corse furibonde e depredatrici nel­l’intero Piemonte. Torino, città forte, non ne fu tocca, ma vide disertarsi le sue campagne. Nel 1368, Fi­lippo venne alle mani d’Amedeo vi, e fu giudicato a morte, e probabilmente ucciso secretamente in Avigliana.

Crebbe intanto alla corte di Savoia sotto la tutela d’Amedeo vi, Amedeo principe d’Acaia, col minor fratello Ludovico, ed il conte amministrò per molti anni i loro dominii di Piemonte. Durò tale condi­zione di cose fino al novembre del 1378, alla quale epoca il principe d’Acaia, ricevuta dal potente cu­gino l’investitura del suo Stato, venne a pigliarne possesso. In agosto del 1381 Torino vide uno spettacolo di gran dignità e di somma importanza. Il conte Verde, arbitro fra i Genovesi ed i Veneziani, det­tava le condizioni d’una pace che fu osservata, e tranquillò l’Europa che trovavasi quasi tutta impac­ciata in quelle sanguinose ed accanite contese.

Convennero allora a Torino gli ambasciadori di Venezia e di Genova, di Milano, di Padova, del Friuli e d’Ungheria. Aspettavansi anche quelli del re di Cipro, ma non arrivarono.

Amedeo, principe d’Acaia, negoziò lungamente