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capo sesto 245

cagion di traffico o d’altro nei loro regni, tanti ne facean pigliare. Bonifacio, arcivescovo di Cantorbery, suo fratello, venne in Italia a far genti per liberarlo; se gli giunsero altri due fratelli, Filippo arcivescovo di Lione, e Pietro, il celebre conquistatore del paese di Vaud. Giunto l’esercito a Torino tentò invano la presa della città. Non gli diè tempo il comune d’Asti, che mandò sue genti a liberarla. L’esercito savoino e quel d’Asti erano un giorno schierati sulle opposte rive del Sangone e solo divisi dal fiume. Scrivono i cronachisti Astigiani che l’oste savoina impaurita fuggì. Ma la paura non poteva aver luogo in quei guerrieri che la guidavano, provati in tante battaglie. Qualunque ne fosse la causa, certo è che non si venne a battaglia, e che i savoini ripassarono l’Alpi, richiamati forse alle natie contrade da qualche im­provviso molo di guerra.

Continuavano frattanto essi e i re loro nipoti a pigliar le persone e le robe di quanti Torinesi e Astigiani potean ghermire, con poco danno de’ Tori­nesi che poco trafficavano, ma con gran pregiudizio degli Astigiani, che n’ebbero grave cordoglio, e ne furono arrabbiatissimi. Procacciarono essi perciò d’aver nelle mani il prigioniero, sperando d’ottener con tal mezzo più larghi patti quando si tratterebbe di liberarlo. Ed in ciò consentivano quei che ne pro­curavano la liberazione, amando meglio di negoziare con aperti nemici, che con sudditi ribelli e felloni;