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capo quarto 225

castelli di Cavorre e di Lanzo, e de’ dritti che potesse avere in Montebreono.

I Piossaschi ed altri castellani del Piemonte fareb­bero omaggio e fedeltà ad Amedeo iv, e n’avrebbero investitura de’ loro feudi colle solite franchezze, ri­manendo per tutte le altre possessioni uomini dei comuni di Torino e di Pinerolo. Se il conte non osservasse! patti, e, richiesto, non facesse l’ammenda fra due mesi, i castellani potrebbero de’ loro feudi servire i detti comuni finché seguisse l’ammenda.

Rispetto alle differenze con Pinerolo si convenne che il conte eleggesse dodici borghesi ed il comune altri dodici, i quali definissero quali fossero le ragioni del conte: ove questi non s’accordassero, od una delle parti non s’acquetasse al loro arbitramento, il signor Grattapaglia ed il. signor Guido di Piossasco avessero balia di pronunziare, con questa condizione per altro, che niuno potesse dire, aver il conte diritto di carcerare gli uomini di Pinerolo, o quel vergognoso privilegio sulle spose novelle, chiamato scozzonaria, o le successioni intestate quando rimangono eredi legittimi, nè il fodro o la regalia quando non con­ stasse che ne avea cessione dall’imperatore.

Avesse del rimanente il comune di Pinerolo piena facoltà di ricevere nuovi borghesi (essendo il dritto d’associazione fondamento del comune e base della sua vitalità), eccettuandone gli uomini d’Avigliana e gli altri fedeli del conte da Avigliana in giù. Ma