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capo terzo 213


Alla lega Lombarda aderivano questa volta i Tori­nesi, mentre il conte di Savoia attendeva col manto del vicariato imperiale a vantaggiar le proprie con­dizioni. Guelfi chiamavansi, com’è noto, que’ che seguivano la parte del papa e della libertà. Ghibel­lini gli imperiali. Maledetti nomi che servirono a velare eredità d’odii di tutt’altra specie che poli­tici, a dividere non solo un comune dall’altro, ma il popolo d’uno stesso comune, i varii lati d’una stessa casa, i varii membri d’una stessa famiglia in più sette arrabbiatissime, ingorde e crudeli. La guerra che romoreggiava in Lombardia e in Piemonte, mentre poneva i Torinesi in obbligo di stare apparecchiati, e di fortificarsi con leghe di popoli e di baroni, ricideva poi uno dei maggiori proventi del comune, qual era il pedaggio, o la dogana, che per le merci di qualsivoglia natura pagavasi alle porte di Torino.

Il commercio, che Venezia e Milano facevano co’ paesi d’oltremonte, pigliava la via del Sempione: quello di Genova, e d’Asti, città allora assai ricca, popolare e trafficante, pigliava la strada del Moncenisio, e vi giungeva per tre vie diverse. L’una per Cunengo, Cocconato, Castagneto; S. Raffaele, Gas­ino, Castiglione, Torino e Rivoli.2 L’altra per Asti, Poirino, Testona, Torino e Rivoli. La terza, che forse si facea più spesso, per cansare il pe­daggio di Torino, pervenuta a Testona, passava il