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capo primo 187


Organizzato poi il comune mercè il concorso di due disformi elementi, il popolare cioè nelle giure de’ mestieri, e l’aristocratico nella persona de’ se­condi militi, ambedue parteciparono dapprincipio al governo, e talora con più frequenza il secondo che il primo; ma poco tardarono a scoppiare tra i popolani ed i nobili quelle discordie che avvelena­rono le fonti della libertà, e prepararono la mina d’uno stato che doveva avanzar cotanto il buon viver civile; e più l’avrebbe avanzato, se le ire intestine e tutta la sequela de’ malanni che loro tien dietro, non corrompevano la bellezza e la generosità de’ primi ordinamenti politici, non trasformavano terre quiete e libere, in campo d’agguati e di tradimenti, di vendette e di ruberie.

La più antica notizia de’ consoli Torinesi ram­menta uno Stefano, console nel 1172.3 Quattr’anni dopo un documento imperfetto reca i nomi di cin­que, fra i quali un Zucca; ma non sembra distin­guere fra i nobili e non nobili.4 Fa bensì questa distinzione in modo espresso un documento del 1193, chiamando consoli maggiori Vieto Porcello, Aimone della Rovere, che credo della stirpe degli antichi visconti di Torino, Guglielmo Beccuti, Giacomo Calcagno, Arnaldo Tornieri; e consoli minori Ansaldo Becco e Pietro Feraldo.5

Ma l’ufficio del consolato in man di cittadini non tardò ad inspirare sospetto e gelosia al comune; e