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doppio; il che sembra dimostrare che un vincolo specialissimo unisse la chiesa torinese al santo vescovo. Ma finche non si sco­prano maggiori chiarezze, non possiam consentire a credere sopra così tenui indizi che Sant’Orso vescovo ed il vescovo Ursicino sieno la stessa persona.1

Passando ora a ragionare dell’anno in cui morì Ursicino, non abbiamo altro lume per determinarlo che là data delle lettere gre­goriane e l’indizione xiii segnata nell’iscrizione. Imperocchè niun sussidio ci porgono le notizie del suo immediato predecessore e del suo successor immediato. Di Rufo che nella serie de’ vescovi precede immediatamente Ursicino, si sa solamente da Gregorio Turonense, che si recò in Moriana a venerare le reliquie di S. Giovanni Battista che Tigris avea portate dall’Oriente. Il che dicesi accaduto a’ tempi del re Gontranno, morto addì 28 marzo 593.

Dopo Ursicino il primo vescovo nominato è Rustico, il quale intervenne al Concilio Romano convocato da Sant’Agatone nel 679.

S’avrebbe adunque uno spazio di circa 86 anni, nel quale è impossibile che non abbia tenuto la cattedra torinese qualche altro vescovo, il cui nome non è fino a noi pervenuto.

Bisogna pertanto ricorrere alle ragioni di probabilità che ab­biamo recate a dimostrare che la prigionia e le depredazioni pa­tite da Ursicino indicano il periodo della maggior persecuzione de Longobardi idolatri od ariani, centra il clero cattolico, e però i primi sette anni del loro dominio in Italia, o al più il periodo dell’interregno, e così dal 568 ai 584; e la grave età cui per­venne Ursicino d’anni 80, ed il lungo pontificato di 47, e il non

  1. Impariamo dalla visita di monsignor Peruzzi, vescovo di Sarcina, che nella tavola dedicata ai Ss. Crispino e Crispiniano nella cattedrale di Torino, il vescovo che vi è effigiato rappresenta Sant’Orso. Le tavole di questa cappella credonsi di mano del celebre Alberto Durer.