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scere l’inusitata mischia, fra le grida gioiose de’ popoli che andavano esclamando: haec est dies quam fecit Dominus, exultemus et laetemur in ea, andò accostandosi alla città e vi entrò per Porta Nuova. Malgrado lo sterminato numero de’ cittadini uscitogli incontro, dice il Corio, benchè grande era stata la moltitudine che di fuori l’haveva salutato, molto maggiore era quella di dentro l’aspectava. Ognuno procurava di giungere a toccar la mano al conte nuovo duca; e tanta e tanto strettamente la moltitudine lo circondava, che il cavallo di lui parve portato sulle spalle de’ cittadini. Andossene egli direttamente al Duomo per rendere alla Divinità il primo omaggio d’un avvenimento sì fausto per lui; ma non fu possibile ch’egli scendesse dal cavallo, e dovette così entrarvi e così orare: tanta era la immensità della turba e tanto era l’entusiasmo de’ nuovi suoi sudditi! Dispose poscia il nuovo duca che da Pavia, da Cremona e da altri luoghi venisse portato quanto occorreva al vitto e ai comodi, e in tre giorni l’abbondanza comparve nella città. Tutto venne ordinato dal duca con paterna previdenza: pose al governo della città uomini probi e illuminati; intimò la pace, la sicurezza, il gaudio a ciascun Milanese; distribuì ai poveri larghi soccorsi di frumento; poi tornò al campo contro i Veneziani, i quali si ritirarono a quartiere, e così fece egli pure de’ suoi. Ricevette l’omaggio di Bellinzona, Como e Monza, suddite de’ Milanesi. Spedì i suoi ministri alle corti estere per dar loro avviso della nuova sua condizione. L’imperatore Federico III e Carlo re di Francia ricusarono di trattarlo qual duca, perchè il primo non doveva riconoscere rivestito di quella dignità se non un discendente maschio legittimo de’ Visconti investiti; e l’altro pretendeva dovuto il du-