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in altre medaglie di Possidonia1 si vede un toro, animale sagrificato a Nettuno2, come simbolo della sua forza nello scuotere la terra, e dello ftrepito del mare col suo muggito. Socrate3 racconta, che gli Antiocheni avendo veduta la moneta battuta dall’imperatore Giuliano l’apostata col toro nel rovescio, dissero che vi stava bene, per simbolo dell’aver quell’imperatore rovinato il mondo. Nettuno così col tridente si vede anche sulle monete di Pompeja, di Siracusa, di Tenaglia, ed altre4.

15. Pag. 305. Frammento di pittura antica della villa Albani rappresentante una veduta di diverse fabbriche, di un ponte, e porta da guardarlo, fiume con barche, armenti, pastori, con alberi coronati di fasce, o bende, e sepolcro indicato da una colonna all’uso dei più antichi; intorno a’ quali può vedervi anche il traduttor fiorentino dei Caratteri di Teofrasto5. E’ descritta da Winkelmann nel Tom. iI. pag. 57., che l’avea data nei Monumenti antichi inediti6.

16. Pag. 348. Testa di grandezza naturale in marmo bianco nel Museo Pio-Clementino, che rappresenta Scipione Africano il maggiore, tutta rasata, e con un segno nella tempia delira, che si crede una cicatrice, e potrebbe non esserla. Vedi Tom. iI. pag. 306. e segg. Di Scipione non si legge, per quanto io sappia, che fosse ferito in testa: si legge bensì di Tiberio Gracco7, che vi fosse ferito con una sedia dal suo collega Saturejo, e poi di nuovo da Lucio Rufo per ucciderlo, mentre saliva in Campidoglio. Quegli era nipote del detto Scipione; e l’altro Scipione Africano, detto più comunemente Emiliano dagli scrittori, avea per moglie una di lui sorella.

17. Pag. 374. Copia d’un bassorilievo in bronzo della medesima grandezza, conservato nel museo Borgiano a Velletri. Vi è rappresentato l’uso degli antichi Gentili di cercare le risposte degli oracoli in sogno, dormendo sulla pelle degli animali, che aveano sagrificato. I Greci solevano ciò fare principalmente all’oracolo d’Anfiarao in Oropo paese dell’At-


tica,


  1. Vedansene molte presso il ch. P. Paoli Rov. della città di Pesto, Tav. 58. segg.
  2. Omero Odyss. lib. 3, verf. 6., Virgilio Æneid. lib. 3. vers. 119.
  3. Hist. eccles. lib. 3. cap. 17. pag. 194.
  4. Vedi d’Orville Sicula, &c. Tab. 8. num. 7. pag. 348., e ivi Pietro Burmanno il secondo.
  5. Tom. IV. cap. 21. pag. 18. n. 9.
  6. num. ult.
  7. Vedi Plutarco nella di lui vita, oper. Tom. I. pag. 833. E.