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terreno intorno all’Obelisco sino a coprire le base, come avvenne anche all’Obelisco Vaticano, che era interrato ad un segno più alto fino a coprire Iscrizione quando ne fu fatto il trasporto al tempo di Sisto V., e molto prima1. In questo stato, cadendogli addosso qualche casa incendiata delle vicine, che dicono gli storici aver arso, non ci voleva molto a farlo rovinare; e così rovinato poi abbruciarlo dalla parte superiore, ove poteva continuare a consumarsi il materiale combustibile della casa incendiata. Qualora fosse stato a terra sin dal tempo, in cui vuolsi rovinato dai Goti, vale a dire dall’anno 549., nel secolo ottavo, o nel nono, in cui lo vide l’autore del summentovato Itinerario, avrebbe dovuto essere già sepolto in qualche rovina; o quel viaggiatore non lo avrebbe nominato come la Colonna di M. Aurelio Antonino, e tanti altri monumenti, che si scorgono da lui notati in quelle strade, per le quali passava, perchè ancora vi sussistevano nell’antico loro stato.

Andò esente dall’incendio del Guiscardo la nominata Colonna di M. Aurelio Antonino, a mio giudizio non per altra ragione, se non perchè era tutta isolata in mezzo di una piazza, ove passava la pubblica strada, come si rileva chiaramente dalle addotte parole del Papa Lucio II. Molti altri monumenti vi restarono in queste, ed altre parti; e possiamo dire che molte statue di divinità, d’imperatori, ed altre, da nominarsi appresso, in bronzo, e in marmo ancora ci esistessero a que’ tempi sparse per la città, delle quali Ildeberto arcivescovo di Tours, che fu in Roma nell’

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  1. Vedasi il Mercati loc. cit. cap. 36. Io trovo per la prima volta questo Obelisco nominato Agulia in una bolla di Leone IX. dell’anno 1053. data nella Raccolta delle bolle appartenenti alla basilica Vaticana, Tom. I. pag. 25. col. 2., ove il Papa dice, che si chiamava Sepolcro di Giulio Cesare, forse perchè li credeva, che nella palla postagli sulla cima vi fossero le ceneri di quell’imperatore. Altri credevano, che vi fossero le ceneri di Augusto; ma scrive il Cicarelli nella vita di Sisto V., che l’architetto Fontana, il quale fece il trasporto dell’Obelisco, la spezzò, e la trovò fatta di getto tutta piena senza alcun forame.