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tre gran pezzi d’intavolato d’un portico, come si può giudicare dalla loro convessità1. Sono d’una finezza insigne di lavoro senz’essere caricati d’ornamenti. I piccoli dentelli vengono uniti con certi ovolini pertugiati a due a due d’un lavoro anch’esso sottiliisimo in questa forma Storia delle arti del disegno III (page 264 crop).jpg. Alcuni di questi sono rimasti all’intavolato delle tre colonne del preteso tempio di Giove Tonante col resto dell’iscrizione ...ESTITVER. Gli ovoletti in quest’ultimo intavolato mi fecero guadagnare una scommessa da un pittore di paesi, che avea più volte dipinte quelle colonne senza accorgersi degli ovoletti. Il principe Borghese ha trovato in una sua tenuta fuori di Roma, chiamata Torre verde, molte colonne di varie sorti di granito, e di marmo, quali tutte intiere. Quattro di marmo hanno tredici palmi d’altezza, sono scanalate, e con bastoni; segno, che sono d’una fabbrica fatta in tempo de’ cesari. Hanno la gonfiatura un poco risentita; ma non tanto2, quanto quelle del Chiaveri3. I bastoni non erano praticati al tempo di Vitruvio; e non hanno nè ragione, nè fondamento4. Vero è, che sono alle colonne interne della Rotonda; ma questo tempio è stato tante volte restaurato da Domiziano, da Adriano, e in ultimo da Settimio Severo; cosicchè s’era perduta anche la memoria delle Cariatidi di Diogene d’Atene, se io col misurare le statue, e i monumenti non ne rintracciava qualche vesti-


gio.
  1. Flaminio Vacca nelle sue Memorie, num. 27. scrive, che a suo tempo essendo stato scavato sotto quella chiesa di s. Stefano, fu scoperta parte di un tempio, del quale vi erano ancora in piedi le colonne di marmo gialle; ma quando le cavarono andarono in pezzi, tanto erano abbruciate. Vi furono trovate anche delle are, sulle quali scolpiti arieti con ornamenti al collo. Questo concorrerebbe a provare, che la fabbrica fosse un tempio, intorno a cui porranno i topografi di Roma fare delle riflessioni per vedere se in quel luogo vi fosse il Serapio, ossia tempio di Serapide, come pensa il Nardini Roma antica, lib. 6. cap. p. pag. 331. col. 1. Il cognome di Cacco si vuole dato a quella chiesa, secondo questo scrittore, per la statua d’un cinocefalo, che prima vi stava; o come dice Vacca, per li due leoni di basalte verde, de’ quali fu parlato nel Tom. I. pag. 82., che prima davano innanzi a quella erano chiesa, e a tempo di Pio IV. furono posti al principio della gradinata del Campidoglio.
  2. Vedi ciò, che diremo di quella gonfiatura, detta entasi, nella spiegazione delle Tavole in rame di questo Tomo, n. IX.
  3. A Dresda.
  4. Vedi qui avanti pag. 89.