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incastrate in bacchette di bronzo, le quali si voltano in modo, che si può vedere il diritto, e il rovescio. Le ho esaminate, levatane la stiaccia, giornate intiere. Il museo è più ampio di quello, che ne dà idea il libro del Padre Pedrusi intitolato i Cesari, libro cattivo, e facemmo, ma stimatissimo da’ pedanti; il quale non si è appigliato, che alle medaglie romane per partorire più presto grossi volumacci, giacché le romane danno più campo a fare scorrerie istoriche. Il principale di quello museo, almeno al genio mio, sono le medaglie greche in cinque tavoloni, delle quali la maggior parte era il già famoso museo di Faucault, comprato dall’ultimo duca di Parma. Il card. Noris ne fa menzione nel carteggio col conte Mezzabarba, e anche il P. Montfaucon nella sua Paleografia Greca. Questa raccolta, e la libertà, con cui l’ho maneggiata, mi ha dati più lumi, che tant’altri musei, che ho veduti. Sua Maestà ha accresciuto il museo colla compra delle medaglie degl’imperatori romani in oro, raccolte dall’emo Alessandro Albani, e regalate alla marchesa Grimaldi, dopo la di cui morte per mezzo d’un mercante di Livorno si sono unite alla raccolta Farnesiana. Il re le ha pagate 4050. ducati napoletani. Consiste in 143. medaglie, e la più rara è un Emiliano, già s’intende in oro. Due parole della libreria a san Giovanni Carbonara. Questa libreria, che accolse i libri del Sannazzaro, quelli di Giano Parrasio, che li lasciò in legato al card. Seripando, e que’ medesimi, che possedeva lo stesso cardinale, era nel secolo passato fornitissima di bei mss. greci, e latini; ma la dabbenaggine di que’ Padri Agostiniani, e l’autorità de’ sovrani hanno ridotto quello tesoro quasi a niente. Verso il fine del secolo passato venne a Napoli un giovane letterato olandese Witsen, forse quello, che poi fu console d’Amsterdam, ed ha


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