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terle in principio del Tomo, come più vicine alla storia delle altre due arti Scultura, e Pittura. Furono scritte dall’Autore l’anno 1760., ampliate nel seguente, e pubblicate a Dresda in 4°. Egli le accrebbe anche più nel 1762., a segno di compiacersi che fossero per essere la miglior opera, che sin a quel tempo avesse prodotta1. Sono, a dir vero, di molta importanza, piene di quello stesso fondo di erudizione, che l’Autore ha profuso nel rimanente; e vi sono sparse molte belle, e nuove ricerche, ed osservazioni, che non si trovano in altri scrittori, che hanno trattato la materia per lo più superficialmente, o da semplici architetti. Nel tradurle non mi sono fidato della versione, che ho trovata piena di errori, e trascuratissima in ogni genere; ma le ho rincontrate esattamente coll’originale tedesco. Per il resto ho fatto come nei due primi Tomi; esaminando cioè gli autori citati, e rincontrando quasi tutti i tanti monumenti esistenti in Roma, de’ quali vi si parla. Così ho anche emendato nel testo que’ molti errori, che mi parevano di penna, o sviste rimediabili; ed ho corretto nelle note quelle cose, che poteano meritarlo, o le ho illustrate con delle osservazioni, che non dovrebbero essere fuor di proposito.

Fra le altre cose, che l’Autore prese ad illustrare, vi sono anche le fabbriche della città di Posidonia, detta poi Pesto, nel golfo di Salerno, delle quali scrisse ciò, che gli parve di aver osservato sulla faccia del luogo, forse in fretta, o notando in carta


poco


  1. Così scriveva al sig. Usteri in una lettera. in data dei 15. Ottobre 1762. tra le sue stampate par. iI. pag. 65. Non so che poi sia stato di quelle giunte.