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sull’Architettura degli Antichi. 87

§. 2. Ne’ primi tempi dell’arte gli ornamenti erano rari negli edifizj, come nelle statue; e non vedesi a quelle fabbriche alcuna modinatura in fuori, o in dentro; siccome neppur vedesi alle are antiche; ma le parti, alle quali in appresso si sono adattati quegli ornamenti, o vi sono affatto liscie, o poco escono in fuori, o rientrano in dentro. Poco prima d’Augusto, sotto il consolato di Dolabella, si aggiunge un’arcata all’acquedotto di Claudio sul monte Celio in Roma, in cui la cornice di travertino, che sporge sopra l’iscrizione1, è inclinata in semplice linea retta: il che in appresso non è stato fatto d’una maniera così semplice.

§. 3. Ma quando nell’Architettura si cominciò a ricercare la varietà, che nasce dall’entrare, e uscire, ossia da linee convesse, o concave, s’interruppero allora le parti diritte; e con ciò si moltiplicavano quelle modinature. Nulladimeno questa varietà, che ciascun ordine d’Architettura in diversa maniera fece sua propria, non fu riguardata propriamente come ornato, il quale di fatti era sì poco ricercato dagli antichi, che la parola usata per esprimerlo2, non era adoprata dai Romani se non per significare ciò, che concerneva gli ornamenti degli abiti. In tempi posteriori solamente fu applicato il termine latino, che noi traduciamo per quello d’ornamenti, anche alle produzioni intellettuali; imperocchè quando il buon gusto cominciò a perdersi, e che più si pregiava l’apparenza, che la realità, non furono più riguardati gli ornamenti come semplici accessorj; ma ne furono caricati i luoghi, che fin allora erano restati nu-

    trenta, De domo, §. 7. op. Tom. iiI. p. 194., paragona gli ornamenti giusti, e moderati di un edifizio ad una bella fanciulla modestamente, e mediocremente ornata, che lasci luogo a far risaltare le sue bellezze naturali; all’opposto la fabbrica soverchiamente carica di abbellimenti ei la paragona ad una meretrice, che a forza di ornamenti cerca di coprire, e nascondere i suoi difetti.

  1. Grut. Inscript. Tom. I. pag. 176. n. 2., Montfauc. Diar. ital. cap. 10. pag. 148.
  2. Gellius Noct. attic. lib. 2. cap. 2.

di.