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318 S t o r i a   dell’A r t e   greca

la medesima via1. Cosi dal luogo, in cui trovate furono, si congettura che in questo tempo sieno siate fatte; e lo stesso pur s’inferisce dallo stile, poichè le teste hanno un non so che di troppo molle e gentile, e le forme ne sono soverchiamente ritondate, e come mozze; laddove ne’ tempi anteriori, ai quali non disconverrebbe forse la forma delle lettere, i tratti erano più forti, taglienti, e significanti.

[... alcuni de quali restarono tuttavia in Grecia.]

§. 14. Le arti però non erano affatto abbandonate in Grecia, comechè molto vi fossero decadute per esser venuti a Roma i migliori maestri. Alcuni valenti artisti colà trattenuti furono dall’amor della patria, fra i quali probabilmente annoverarsi dee Timomaco di Bisanzio2. Plinio3 nel dir che viveva ai tempi di Cesare non ce ne dà notizie molto distinte. Convien dire però ch’ei fosse allora in età molto avanzata; perciocchè i due di lui quadri rappresentanti Ajace e Medea, che lo stesso Cesare comprò per ottanta talenti, come dicemmo innanzi4, e li collocò nel suo tempio di Venere, eran già stati da altra persona goduti5. Ai tempi di Pompeo, celebre era Zopiro cisellatore in argento come Pasitele6. Non abbiamo, a vero dire, certo argomento per asserire ch’egli lavorasse in Grecia anzichè a Roma, ma possiamo così congetturarlo. Fra le opere di Zopiro cisellate in argento vengono rammemorate da Plinio due tazze, in una delle quali erano rappresentati gli Areopagiti, e nell’altra il giudizio d’Oreste al cospetto dell’Areopago. Or quell’ultima favola vedesi espressa su una tazza d’argento la-


vora-


  1. Livio lib. 38. c. 35. num. 56. Ved. qui avanti pag. 308. n. a., e Tom. I. p. 30. n. a.
  2. Nel Trattato preliminare, Cap. IV. pag. LXXXVI. diceva l’Autore assai probabile che si fosse stabilito in Roma. Forse avrà mutato parere in quella seconda edizione della Storia.
  3. lib. 35. cap. 11. sect. 40. §. 30.
  4. Qui avanti pag. 228.
  5. Ciò non si ricava facilmente da questo luogo di Plinio, nè da altri che io sappia. Anzi in tutte le edizioni del detto scrittore anteriori a quella d’Arduino, che ho vedute, si legge il pronome ei riferito a Cesare, con cui viene a dire Plinio che per Cesare lavorasse Timomaco que’ due quadri. Arduino lo emenda senza darne ragione.
  6. Plin. lib. 33. cap. 12. sect. 55.[ Lo stesso, di cui si è parlato al §. 12., e si veda alla pag. 225.