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da Alessandro il Grande ec. 263

no, l’opera del greco scarpello dal recente lavoro, è nato il falso giudizio che alcuni ne hanno portato, riputandola indegna de’ greci artisti, e dichiarandola scultura della scuola romana1.

§. 12. I rappezzamenti fattivi da certo Battista Bianchi milanese alla maniera de’ suoi tempi, e senza punto intendere l’antico, sono nella figura di Dirce legata al toro la testa e ’l petto sino all’umbilico e le braccia, come pure la testa e le braccia d’Antiope; nelle statue d’Anfione e Zeto sono antichi i due torsi ed una gamba, e nel toro nuove sono le gambe e la corda, di cui un inesperto viaggiatore si maraviglia come siasi conservata2. Quello che v’ha qui d’antico può disingannare chiunque sappia un po' gustare il bello degli antichi lavori, e giustificare l’onorata memoria che Plinio fa degli scultori mentovati. Tali sono la figura d’Antiope, tranne la testa e le mani, e quella del giovanetto sedente e inorridito alla crudele punizione di Dirce, il quale non può rappresentar Lico suo marito, come immaginò Gronovio3. Lo stile della testa del giovanetto s’assomiglia a quello delle teste de’ figliuoli di Laocoonte4. Il finimento grande dello scarpello vedesi negli accessorj, e principalmente nella cista mistica tessuta di vimini e circondata d’ellera, posta fotto Dirce per indicar in lei una Baccante5. E’ que-


sta


  1. Ficoroni Le singol. di Roma mod. c. 7. pag. 44. [ Pretende che questo gruppo non sia quello di cui parla Plinio, perchè vi sono più cose, di quelle, che esso descrive: ragione ben debole se si considera, che Plinio non ha voluto descriverlo minutamente, ma darlo ad intendere col nominarne le parti principali.
  2. Blainville Voyage &c.
  3. Thes. antiq. græc. Tom. I. Dd.
  4. I pezzi più ragguardevoli sono anzi il toro, le figure dei figli, il giovanetto, e la parte inferiore di Dirce.
  5. Hyg. Fab. 7. [ Come Polignoto, secondo che riferisce Pausania lib. 10. cap. 28. pag. 886., dipinse la vergine Cleobe colla cista sulle ginocchia della forma di quelle di Cerere, per indicare che essa era una cistifera dedicata a quella Dea; e così la teneva anche un’altra in marmo porta accanto alla dea, di cui lo stesso Pausania lib. 8. c. 37. pag. 676. Nel gruppo più probabilmente Dirce ha la cista, perchè era occupata nelle feste di Bacco sul monte Citerone allorchè fu attaccata al toro, secondo Euripide presso lo stesso Igino Fab. 8.: e questo monte pare che venga rappresentato nel marmo; siccome ai baccanali pare che alludano altri simboli, che vi si veggono.