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d e l l' A b.   C a r l o   F e a. vij

per lo più rettorico ed ampolloso si erano diffuse in parole fuor di proposito1; e che a ben poche si riducevano le tante vantate correzioni, e miglioramenti degli Editori. Vidi però insieme, che gli errori dell’Autore stesso vi erano frequentissimi.

In tale confusione, ed inciampo, non potendomi indurre a pubblicare di nuovo un’opera, che non fosse per giovare alla società, come dovrebbe, e a ripeterne una traduzione, che ne moltiplicasse i difetti; risolvei di correggere questa, se non quanto a tutto lo stile, e quanto a certa riordinazione di materia da quegli Editori fattavi qualche volta senza necessità; almeno quanto alla sostanza con un esatto rincontro sull’originale; e di migliorare a un tempo almeno in parte questo medesimo: parendomi, che un’opera fitta dal Presidente delle Antichità in questa metropoli madre, e maestra delle belle arti, e che tanto conferisce alla di lei gloria coll’illustrarne i monumenti, avesse diritto di comparirvi coi di lei torchi nell’aspetto, che fosse, per quanto era possibile, il più degno, e interessante.

A tale effetto pertanto ho profittato della bontà, e cortesia non mai abbastanza lodata del signor consigliere Reiffenstein prussiano anch’egli di nazione


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  1. Deve però notarsi, che lo stile dell’Autore è per lo più cattivo, e secco, attestandolo egli stesso nella lettera iiI. al signor Heyne in data dei 13. luglio 1765. nella raccolta di esse par. I, pag. 157.; e aggiungendo, che perciò gli rincresceva di avere scritto in tedesco. Io non posso qui far a meno di manifestare a mio nome, a nome degli amici sensati di Winkelmann, e di tutti quelli, che hanno qualche stima per la memoria gloriosa di questo grand’uomo, il comune dispiacere nel veder pubblicata la detta raccolta di lettere senza alcun discernimento, e con tutti quei giudizj, ed espressioni, che un amico si crede alle volte permesso di fare in confidenza ad un altro amico forse per sollevarsi un poco dal tedio di qualche seriosa occupazione, e per celiare, non misurando le parole colla squadra, e non avendo intenzione, che col tempo vengano messe fuori.