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Intanto l’assemblea romana all’annunzio della resistenza dei Bolognesi (come abbiamo già detto) decretava il 12 maggio che l’eroico popolo di Bologna era dichiarato benemerito della repubblica e dell’Italia, e degno emulo del popolo fratello di Roma.1

Ed il generale Avezzana che rappresentava la esaltazione repubblicana, rinforzata e condita dal misticismo biblico orientale, emetteva un proclama il giorno stesso ove fra le altre cose diceva:

«Fu alzata una bandiera bianca.

» Il Popolo la fulminò — invocando la rossa — quella che anela al sangue del Croato assassino.

» E questa sventola — e non una posizione fu ancora abbandonata dai prodi Bolognesi.

» Risoluti a schiacciarsi sotto le proprie rovine, anzichè cedere, essi non cederanno — non cadranno. Perchè Dio soccorre agli uomini dai grandi propositi, dalla volontà pertinace — agli uomini del sacrifizio.

» Chi guarda alle pareti, e le vuol salve, anzichè salvare la dignità d’uomo, ed adempiere al sacro debito di morir per la patria, non merita il premio della vittoria ec.»

Abbiamo con ciò che precede dato un cenno dell’attacco degli Austriaci nel Bolognese. Parliamo ora della riaccesa insurrezione ascolana.

Nel nostro capitolo precedente noi la demmo per estinta perchè come estinta venne rappresentata dall’autorità; tanto è ciò vero, che le truppe le quali si eran battute contro gl’insorti erano già rientrate in Roma.

Bastò per altro un falso rapporto dello essere entrati i Napolitani nella città di Ascoli, perchè quella provincia si commovesse e si levasse a rumore. Offida insorse il 10 maggio, lo stemma repubblicano fu preso a sassate, abbassato, calpestato, incendiato, e quello papale venne rialzato all’istante.


  1. Vedi il Miraglia, pag. 197.