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In proseguimento del racconto degli invii di sussidi armati per sostenere Roma repubblicana, diremo che pure i Lombardi ch’eransi costituiti in legione, e che per la causa della indipendenza italiana avean combattuto contro gli Austriaci, marciavano alla sua volta immemori o forviati siffattamente, da non avvedersi che portandosi a combattere in Roma contro le potenze cattoliche (le quali si apparecchiavano ad assalirla per isnidarne i repubblicani e ricondurvi il pontefice), non già il barbaro venivano a combattere, ma il papa stesso, lo stesso Pio IX, quello in nome del quale si sollevarono e sotto i cui auspici combatterono fra le barricate di Milano. Essi eran d’altra parte giovani generosi, appartenenti quasi tutti a famiglie ragguardevoli o civili della Lombardia, temperati ed onesti, ma forviati e inesperti. E lo stesso conte Dandolo che ne fece la storia ce lo confessa.1

Il loro arrivo rendevasi noto da un proclama del direttore di polizia Meucci, il quale pronunziando ai Romani l’arrivo dei Lombardi, gli eccitava ad astenersi da qualunque dimostrazione o popolare movimento. Degnateli (ei diceva) della vostra ospitalità, additate loro i venerandi monumenti di questa immortale città, e li vedrete curvar le fronti solcate dalla mano del dolore e baciar questa terra, tomba di gloriose ceneri.2

Anche il Beltrami nel porgere avviso dell’invio dei fucili, come abbiamo detto di sopra, annunciaya l’arrolamento e l’arrivo di 500 volontari francesi. Non potremmo dire se giungessero o no a Roma. A noi basta designare il fatto come significativo, perchè tendente a provare che genti non solo non romane, ma estranee perfino alla stessa Italia, come Greci, Spagnuoli e Francesi, intendeva la rivoluzione di condurre in Roma da ogni parte. Di tutti

  1. Vedi Dandolo, I volontarii ed i bersaglieri lombardi — annotazioni storiche, pag. 35, 36, 67, 70, 78, 82, 94, 102, 128, 129.
  2. Vedi la Pallade, n. 525.