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Con tutto ciò lo stesso giorno 25 emanava il ministro dell’interno Saffi una circolare ai presidi delle provincie per una disperata difesa in caso d’attacco.1

Ripiegandoci di qualche giorno indietro, troviamo che a riparare le angustie finanziarie in cui trovavasi il governo, fu d’uopo ricorrere ai mezzi estremi. E quindi con decreto del 21 forzavasi la banca romana ad emettere tanti biglietti per il complessivo ammontare di un milione e trecento mila scudi, i quali quanto a scudi novecento mila servir dovevano per il governo stesso, ed i restanti quattrocento mila pel commercio di Roma, di Bologna e di Ancona.2

Siccome poi una emissione sì grande di biglietti di banca arrecar poteva difficoltà non poche in tempi già difficilissimi per le transazioni sociali, poichè ove quelli si fossero rifiutati, gli affari sarebber stati paralizzati del tutto, si dovette adottare altro temperamento violento, e fu di ordinare il 22, ossia il giorno seguente, il corso coattivo dei biglietti della banca romana esonerando la medesima dall’obbligo di concambiarli. E questi ordini emanavano tanto dal comitato esecutivo quanto dal ministro delle finanze.3 Così in due giorni due misure violenti, e tiranniche venivano attuate, e sotto il manto della necessità ricoperte.

Il 24 il ministro di grazia e giustizia Lazzarini ordinava la sospensione delle udienze ordinarie dei giudici ne’ tribunali di Roma.4

E con decreto del giorno stesso proibivasi dal comitato esecutivo ai rappresentanti del popolo la percezione di un doppio soldo.5


  1. Vedi il Monitore del 25. — Vedi Documenti, vol. VIII, n. 81.
  2. Vedi detto del 21, pag. 89.
  3. Vedi detto del 23, pag. 99.
  4. Vedi detto del 25.
  5. Vedi detto del 26, pag. 111.