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Riassunse bene il Farini la situazione di quei tempi con queste parole1 «Dicevano i sollevatori di Roma, che la riazione aveva fatto il nido a Gaeta, e dicevau vero; ma non capivano che quella era il portato legittimo dei fatti che stoltamente avevano creduti aiuti ed augumento di libertà; non capivano che era riazione non già romana ed italiana, ma europea, anzi cattolica.»

Se dunque anche secondo il Farini era tale, il pontefice doveva a quella di preferenza affidarsi, in quella sperare, e qualunque altra proposta che l’attraversasse posporre.

Il Gioberti, come ministro costituzionale del Piemonte, faceva bene a tentare l’attuazione del suo piano nell’interesse del piemontismo, e torto immenso ebbero i repubblicani a fargliene un delitto, perchè dovevano pure antivedere che, scartato il suo intervento, quello delle altre potenze era certo.

Ebbe torto poi il Gioberti (cui era in uggia massimamente l’intervento spagnuolo del quale parlavasi seriamente) d’intavolare delle pratiche per far recedere una nazione eminentemente cattolica e cavalleresca, come è la Spagna, dalla meditata intrapresa. Però lo fece e senza frutto, richiamandosene a tutte le corti con una nota o protesta dalla quale estragghiamo le parole seguenti:

«Nella supposizione di tale intervenzione armata in Italia per parte di un governo straniero per lo differenze insorte fra il pontefice ed i suoi sudditi, il governo del re non può dissimulare, che la medesima non potrebbe a meno che trar seco i più gravi inconvenienti ed avere le più disgustose conseguenze non solo per gli stati pontifici, ma per l’Italia tutta: perloechè si crede in dovere di richiamare l’attenzione di tutti i governi interessati pe’pericoli che minaccia questo nuovo motivo di complicazione degli affari d’Italia. Nel tempo stesso, e sebbene l’intervento di cui si tratta non sia

  1. Vedi Farini, vol. III, pag. 176.