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La maggior parte degli uomini più illustri era, è vero, per l’ordine, ma a che pro se non era unita per sostenerlo ? La Francia era destinata a dimostrarci col fatto quanto sia vero quel detto che ove non è unione non è forza; ed una minoranza ardita ma compatta dovea mostrare al mondo per volere della Provvidenza distributrice delle umane sorti, che in genere se la minoranza non trova unita la immensa maggiorità ed organata sul piede di resistenze, ella prevale sempre (sia pure per sorpresa e per breve tempo), e le riesce di afferrare il potere.

Ma indipendentemente da tutte le cause sovraccennate, una ve ne ha, la maggiore forse di tutte, e quella che dette l’impulso per rovesciare il trono di Luigi Filippo; questa causa fu f odio implacabile che tutte le fazioni giurarongli quando, ripudiando l’origine di re delle barricate, e l’epiteto di re cittadino, volle sedere onorato e gradito nel banchetto delle sovranità europee, soffocando e postergando così le idee della rivoluzione vincitrice e distruggitrice di un trono, a quelle di ricostruzione e stabilità del trono sostituitogli nel 1830.

Da quel momento pertanto s’incominciò a minare il trono di Luigi Filippo: da quel momento fu decretata nei conciliaboli segreti la sua caduta; e i molti tentativi fatti successivamente per ispegnerlo lo provarono ad evidenza. Lo scoppio della mina accadde il 24 febbraio 1848, ma la polvere si stava fabbricando fin dall’anno 1831.

Le simpatie per l’Italia che nella tribuna francese ispirarono l’eloquenza di tanti illustri oratori, come i Foy, i Lamarque, i Mauguin, i Benjamin Constant, i Sebastiani, i Lafayette, i Lafìtte, i Bignon, lasciaron mai sempre nelle menti di una gran parte della nazione francese delle traccie profonde, come del pari la inutilità dei loro eloquenti discorsi aveva generato lo sviluppo di rancori incancellabili.

Scaltra però la rivoluzione italiana, volea cogliere in fallo una seconda volta la politica di Luigi Filippo sulle