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che il cardinale Altieri, come presidente di Roma e sua Comarca, e supremo direttore dei divertimenti carnevaleschi pubblicò un editto il giorno 11 febbraio per lodare i Romani ed eccitarli a perseverare come sempre nel loro amore per l’ordine. Altro editto coi relativi regolamenti venne lo stesso giorno pubblicato dal municipio.1

Abbiam detto più sopra che la rivoluzione odiava il carnevale. Eccone subito le prove. La Pallade del 22 gennaio consacrò un articolo con questo titolo cannoni e non maschere, col quale sì eccitavano i cittadini a scegliere una commissione per ricevere le somme che sarebbonsi sciupate pei divertimenti baccanali, e consacrarle allo impianto dell’artiglieria. — Detto articolo terminava così: «l’Italia del 1848 non ha bisogno di maschere, ma di artiglieri colle miccie in mano.2»

Ad onta di ciò, continuandosi i preparamenti pel carnevale ed essendo gli animi a tale divertimento grandemente inclinati, si pensò per istornarneli di divulgare un foglio sul finire di febbraio che porta il titolo seguente:


Indirizzo per il carnevale di Roma.


Col medesimo si faceva sentire quanto fosse improprio il divertirsi mentre in Italia si versava il sangue dei nostri fratelli, e si terminava colle parole seguenti: «E se le nostre donne per una trascurata educazione non sanno per ora tradurre l’eroismo delle antiche Romane, ispiriamo loro nell’animo (obbligati ad assisterò ad un carnevale inventato e mantenuto dal fiero dispotismo) un forte contegno, degno di noi, degno della sapienza e fortezza italiana.3»

Questi due documenti dicono abbastanza se la rivoluzione fosse amica o nemica del carnevale.


  1. Vedi entrambi nel vol. I, Atti Ufficiali numeri 41 e 42, e nella Gazzetta di Roma del 14 febbraio 1848
  2. Vedi la Pallade del 22 gennaio 1848 num. 149.
  3. Vedi il vol. IV dei Documenti, num. 50.