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cittadino italiano, quale io pure mi vanto di essere, sottopone sommessamente al loro discernimento.

Ora, proseguendo la enumerazione degli atti del Rossi, diremo che fra i provvedimenti ai quali credette di dare opera, sia per amore di equità, sia per contentare gli esagerati e ridurli al silenzio, sia in fine perchè trattavasi di sostenere il governo dei clericali, in un momento più che anti-clericale, pareva a tutti provvido espediente che anche la chieresia portar ne dovesse il peso, e che, mentre gridavasi contro il clero e le sue ricchezze, il clero solo andar non dovesse immune da straordinari gravami in circostanze straordinarie.

Otteneva pertanto il Rossi, ben inteso col consenso del papa, che il clero il quale aveva già dato ipoteca per due milioni di scudi in guarentigia dei boni del tesoro, si assoggettasse a sacrifici maggiori.

In seguito di ciò, già fin dal 9 di ottobre, si era letto nella Gazzetta ufficiale che il Cardinal vicario aveva con notificazione del 6 assoggettato il clero allo sborso di 200,000 scudi per far fronte alla prima rata dei boni del tesoro, scadente col 1° di gennaio prossimo; in mancanza di che una parte dei beni ipotecati sarebbesi dovuta vendere all’asta pubblica.1 Ma il giorno 27 dello stesso mese il clero tanto secolare quanto regolare avanzava istanza al Santo Padre per mezzo del cardinale Orioli prefetto della congregazione dei vescovi e regolari, per offerire quattro milioni di scudi pagabili in rate annuali a sovvenimento dell’erario pubblico, purchè per altro si ottenesse lo svincolo immediato dei due milioni df beni ipotecati.

Assentiva il pontefice alla richiesta con suo chirografo del 28, che il giorno 30 per gli atti dell’Appolloni segretario di Camera veniva esibito.2

Trattandosi di una cosa di sì grave momento crediamo di riportare una parte della istanza del clero, e la prima

  1. Vedi la Gazzetta di Roma del 9 ottobre 1848.
  2. Vedi il I Vol. intitolato Motu-propri, n. 62.